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testo di Massimo Di Marco

El Aleman, il musicista brasiliano che non suonava ad orecchio

El Alemán
El Alemán
Arturo Herman Bernstein è stato il primo professionista della Guardia Vieja. I suoi amori sono stati la birra e il bandoneón. Lezioni alla grande Paquita

tango " Se vi capita di entrare in un locale e di vedere qualcuno che suona senza aver davanti un pezzo di carta può essere uno dei tanti, ma se ha davanti uno spartito non vi potete sbagliare: è l'Alemán".

Lo chiamavano così perché i suoi genitori, Adolfo e Augusta Cosbab, erano tedeschi. E poi perché era un bevitore di birra formidabile. Dove suonava si faceva una tana con le bottiglie di birra e tutti potevano notare come si assottigliasse di sera in sera. Diceva:
" Se non mi bagno ogni tanto la gola non riesco assolutamente a suonare, le dita non si muovono".
Ernesto Ponzio, il violino magico della Guardia Viejal.. In un'epoca in cui tutti suonavano ad orecchio, El Alemán era l'unico professionista con le carte in regola, in grado cioè di esibire un diploma. Nato il 17 novembre 1882 in Brasile, a Pétropolis, era stato presto portato a Buenos Aires dai genitori che avevano affittato un appartamento nel quartiere di Barracas, in Calle Herrera 1216.

Finite le scuole elementari, come suo fratello Luis aveva studiato musica classica al conservatorio. Tutti e due suonavano il pianoforte ma una volta preso il diploma Arturo si è indirizzato verso il bandoneón, Luis verso la chitarra. Più tardi: abbandonerà questo strumento e diventerà uno dei primi contrabbassisti delle Orquestas Tipicas. Anche El Alemán suonava la chitarra e il violino ma si sentiva troppo attratto dal bandoneón. Le sue mani erano esatte, gli accenti erano giusti, la sua musica era anche appassionata.

Alcuni ancora oggi sostengono che Bernstein sia stato il miglior bandoneonista della Guardia Vieja, superiore persino ad Eduardo Arolas ed al grande Pacho, cioè Juan Maglio, anche se non ha goduto della stessa popolarità. Ancora ragazzo El Alemán suonava e intanto faceva un altro lavoro, prima in una ditta di tessuti, poi in una litografia. Aveva appena ventun anni quando ha esordito a La Boca, tra Suarez e Necochea, al Café Royal, divenuto poi la roccaforte di Francisco Canaro.

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Ci è rimasto cinque anni durante i quali si è diviso con altri due locali, La Marina (specializzato in polli arrosto) a La Boca e il famoso T.V.O in Barracas, da dove sono passati molti nomi del tango, musicisti, compositori e poi anche cantanti. Più tardi è diventato un ritrovo di delinquenti e nel 1930 ha chiuso. Un tentativo successivo è durato poco, era presidiato dalla polizia ed i clienti venivano interrogati, portati in gendarmeria ed interrogati di nuovo.

Aveva conosciuto nella hall di un grande albergo una ragazza con le lentiggini. L'incontro è stato proprio un caso. El Alemán doveva suonare ma non era mai stato in quell'albergo, dopo aver passato la porta non sapeva più dove andare e così aveva deciso di andare a parlare con qualcuno del ricevimento.

Aveva lasciato il suo bandoneón nell'astuccio su una poltroncina della hall. Dopo un attimo un cameriere vede quel bagaglio che gli pare abbandonato, pensa che qualcuno lo abbia dimenticato e lo porta nel deposito delle cose smarrite dai clienti distratti. Quando El Alemán ritorna, vede la poltroncina vuota e si sente male.
Glielo hanno rubato?
- Signore, tranquillizzatevi: la vostra valigia è stata portata via da un cameriere che l'ha ricoverata tra gli oggetti smarriti Si volta, incontra il sorriso di una ragazza che aveva seguito tutta la scena e che si trovava lì proprio per la serata di musica. El Alemán recupera il suo bandoneón, dice alla ragazza che le dedicherà un tango, che è stata gentile, che è bellissima. E' inglese, si chiama Catalina Maria Rayn. Nel 1907 si sposano, avranno quattro figlie, tutte con le lentiggini. El Alemán diceva di tutti quei puntini:
- Sembrano le note degli spartiti, voi eravate nel mio destino. I caffè più frequentati dai tangueros lo cercano. Il proprietario del Caburé, tra Rios e Cochabamba, dice che gli farebbe trovare cento bottiglie di birra da mezzo litro.

Ogni tanto El Alemán accetta di andare a fare qualche serata da lui, al Parque, alla Morocha, al Tabarìn, al Palais de Glace, presso molti circoli sociali, compresi quelli della comunità italiana. Il mondo del tango è ancora piccolino, artigianale, dilettantesco. Però tenta di uscire da un'epoca primitiva e la nascita delle Case Discografiche è il motore che lo fa crescere. La Victor è la più importante, recluta compositori e orchestrine senza badare alle spese. La Atlanta è molto meno grande della Victor, El Alemán se ne rende conto quando viene invitato ad un incontro dai dirigenti delle due imprese.

Tuttavia stringe un accordo proprio con la Atlanta perché gli prospetta un programma molto ampio: un totale di 46 titoli, non solo tanghi. El Alemán compone vals, polcas, tarantelas, chotis, two-steps, mazurche. E anche musiche del folclore argentino più tradizionale, chacareras, gatos, zamacuecas, zambas. Crea il Quinteto Criollo El Alemán: suo fratello Luis suona la chitarra, Ventoso Pita il flauto, Vicente Pepe e Pedro Miramonte il violino. Ha qualche problema per trovare il cantante ma poi entra in contatto con la Compañia de Bianca Podestà che gli dà il permesso di prendere accordi con Arturo Calderilla. I dischi escono tutti assieme, tra il 1912 e il 1913. Sorgono per El Alemán nuove opportunità tra le quali sceglie un rapporto lungo con l'aristocratico Plaza Hotel che qualche volta ingaggia anche Luis. Due anni dopo squilla il campanello.

el aleman
 
arturo bernstein
arturo bernstein
bandoneón barracas
bandoneón barracas

El Alemán va ad aprire la porta di casa e resta sorpreso. Ferma a qualche metro dall'ingresso c'è una ragazzetta, gonna e golfino, con lo sguardo timido.

- Maestro, vorrei prendere qualche lezione da voi
- Figlia mia, io insegno il bandoneón!
- Lo so, è per questo che sono qui.
- Tu vuoi suonare il bandoneón, dici davvero?!
- Ve lo assicuro!
- Beh, non saresti neanche la prima El Alemán aveva aperto una scuola di bandoneón, dava lezioni nella casa di Calle Herrera e così, oltre a riempire la giornata, guadagnava discretamente.

Aveva molti allievi che cominciavano da zero e altri già esperti come Carlos Marcucci e Federico Scorticati. Per un mese, un'ora e qualcosa al giorno, chiedeva 10 pesos. Fra i suoi allievi c'era anche sua sorella, aveva abbastanza talento ed un carattere forte, aveva deciso che sarebbe stata la prima donna a suonare il bandoneón in pubblico. Si era dimenticato della ragazzetta, non aveva dato importanza a quell'incontro sulla porta di casa. Che si ripeté dopo un mese e allora stavolta El Alemán decide di cominciare. Aveva già il suo bandoneón, lo portava dentro un grande zaino militare.

Lo sapeva anche suonare. Si chiamava Francisca Bernardo, detta Paquita, nata a Buenos Aires, nel quartiere di Villa Crespo, il 1° maggio del 1900. A 15 anni i suoi genitori l'avevano iscritta al conservatorio di Catalina Torres con l'idea che potesse diventare una brava pianista. Un giorno, finita la sua lezione, sta percorrendo il corridoio che conduce verso l'uscita. Si accorge che da una porta socchiusa sta uscendo una musica bellissima, si ferma, mette dentro la testa. Un tipo sta suonando una specie di fisarmonica, si accorge di lei appena finisce il brano.
- Entrate, mi state cercando?
- Stavo uscendo, vi ho sentito echiedo scusa
- Vi piace la mia musica?
- Mi piace molto masche cos'è questo strumento?
- Un bandoneón, è come una fisarmonica ma con molti tasti in più. Insomma assomiglia a una fisarmonica ma è diverso, non c'entra tanto dal punto di vista musicale.
- Io suono il pianoforte, posso provare?

Era diventata rossa come un papavero, si era accorta tardi di esser stata eccessiva. Il tipo però la trova simpatica, la fa sedere, le spiega come si mettono le mani sui tasti. Era Josè Servidio, un musicista che ha composto anche qualche tango. Al termine di quell'incontro Paquita aveva già deciso che avrebbe abbandonato il pianoforte per il bandoneón. Siccome al conservatorio non c'era alcuno che lo insegnasse, va in cerca di Josè Servidio che però si sta trasferendo a Rosario. Allora decide di imparare a suonarlo acquistando il metodo di Augusto Berto, discretamente conosciuto nell'ambiente, è messa a cercare un nuovo maestro.

Poi capisce di aver bisogno di un'assistenza diversa, di un bravo insegnante. El Alemán considerava Paquita all'altezza di sua sorella, con la differenza che Paquita era giovanissima, avrebbe avuto tutto il tempo di migliorarsi e di raggiungere un livello eccellente. Questa riflessione lo fece sentire in colpa.
Stava forse oscurando le possibilità di sua sorella allenando la ragazza? Ne parlò con Luis durante tutta una nottata di suoni, discussioni, birre. Qualche giorno dopo Paquita si La sorella dell'Alemán è stata la prima donna, veramente, a suonare il bandoneón in pubblico ma la sua carriera è stata breve, modesta, inosservata.

Paquita invece si è presentata per la prima volta in un locale con una sua orchestra. E' stato un vero evento quando nel 1921 l'Orquesta Paquita ha esordito al Café Domìnguez della Calle (non ancora avenida) Corrientes. C'erano dei bei nomi in quel complesso: Alcides Palavecino, Elvino Vardaro, Osvaldo Pugliese. La sua carriera è stata subito un trionfo, concentrata al Teatro Smart nella Compañia de Blanca Podestà. Un giorno, verso la fine del 1924, la Casa Discografica Nacional organizza un concorso di tango al Teatro Gran Splendid. Tutti i pezzi vengono eseguiti dall'orchestra di Roberto Firpo una sola volta. Quando finisce "Soñando", il tango presentato da Paquita, il pubblico chiede a gran voce il bis, del tutto proibito dal regolamento.

Il pubblico insiste, Roberto Firpo non sa che fare. E allora interviene Carlitos Gardel:
- Il pubblico è sovrano e Paquita è l'unica donna del concorso. Un grande successo. La ragazzetta era davvero cresciuta, frequentando prima la scuola di Enrique Garcia, poi quella di Pedro Maffia. Strada facendo aveva composto Floreal, Villa Crespo, Cerro Divino, Cachito, La Enmascarada. Il destino l'ha spazzata via il 14 aprile del 1925, non aveva ancora 25 anni. El Alemán è andato ai suoi funerali con le lacrime agli occhi e sino alla fine della cerimonia ha pianto. Non poteva sentirla come una sua creatura, però La sua scuola era chiusa da tempo. I vicini di casa lo consideravano un grande artista ma quel bandoneón che suonava tutto il giorno alla fine era diventato insopportabile.

El Alemán ha dovuto promettere che non avrebbe tenuto più di tre o quattro allievi. Poi ha pensato ad una soluzione diversa, si è trasferito al 4368 di Del Valle Iberlucea, non lontano dalla stazione Lanùs. Però si era sparsa la voce che la scuola non c'era più, non si é presentato piú nessuno ed ha chiuso. Ha continuato a suonare nei locali da solo, con la sua orchestra o con quella di Enrique Saborido per la Radio del Pueblo. Ha composto una decina di tanghi che all'epoca erano piaciuti: Amor ideal (vals), Buon Vincenzo, Celos, El apache porteño, El Orejudo, La carambola, La Gaita, La Petiza, Mala Suerte, No hay partido sin revancha, Pangaré Región campera, Roma caìda. Il 20 settembre del 1935 è morto per un'emoraggia cerebrale. Un mese dopo gli è stato tributato un ricordo con uno spettacolo andato in scena al Cine-teatro Guenes, al 972 dell'Avenida Montes de Oca. Il ricavato è andato a favore della famiglia. Fra i suoi amici che hanno avuto questo pensiero c'erano Francisco Canaro e Osvaldo Fresedo. Canaro ha detto:

" Lo abbiamo sempre chiamato El Alemán ma adesso che ricordiamo ciò che ha rappresentato per la musica argentina possiamo dire che ci siamo sbagliati. Arturo Bernstein è stato El Maestro, ci ha insegnato le note e quanto fosse importante conoscere la musica prima di suonarla".

( 2005)

 
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