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testo di Massimo Di Marco

La Morocha

La Morocha
La Morocha

La Morocha Il Caffè Reconquista, sull'angolo tra Lavalle e Reconquista, non era tra i più conosciuti a Buenos Aires e, attorno al 1905, neppure tra i più frequentati dai tangueros.

Era di un italiano, Emilio Ronchetti, che lo aveva arredato con sedie traballanti di seconda mano e con una panca lunga quanto una delle pareti tappezzate da manifesti e da fotografie di artisti poco noti, per lo più cantanti che forse erano riusciti ad esibirsi davanti a un pubblico una volta sola. I tavoli del caffè, di un marrone quasi nero, erano tenuti fermi dai ritagli di tappo sotto le gambe. Il fumo delle sigarette oscurava la luce per la quale Ronchetti, di origine genovese, non aveva previsto sprechi.

Tre lampadine poco aggressive penzolavano dal soffitto aggrappate ad un cordone intrecciato. L'atmosfera era modesta ma le trenette al pesto che Ronchetti preparava personalmente in una minuscola cucina, erano un'attrazione. Così il Caffè Reconquista che per molti, secondo le usanze, era diventato "lo de Ronchetti", aveva il suo pubblico ed era il locale preferito dal ballerino, pianista e compositore Enrique Saborido. Da piccolo aveva studiato violino con Juan Gutiérrez all'Istituto Musical de La Prensa. Era stata un'idea di suo papà, Stanislao. Lo ascoltava spesso fischiettare, gli sembrava che avesse talento, una specie di intuizione. Spagnolo, aveva sposato a Sevilla Rosario Morcillo e poi erano andati in cerca di fortuna a Montevideo dove Enrique è nato nel 1877. Qualche anno dopo Buenos Aires prometteva qualcosa in più agli emigranti e così la famiglia Saborido ha cambiato città (e Paese).

Il piccolo Enrique suonava il violino e faceva le elementari. Quando si è iscritto alle scuole medie, ha deciso dopo solo un anno che non poteva suonare senza compromettere gli studi. Allora ha smesso di andare da Gutiérrez ma qualche mese dopo è stato attratto dal pianoforte ed ha preso una nuova decisione: avrebbe abbandonato la scuola per non mortificare la sua passione per la musica. Sua madre non era d'accordo, suo padre così così. Vedeva per Enrique un futuro d'artista. A 12 anni il ragazzo trova un lavoro in una libreria, a 15 entra nella segreteria del Teatro San Martin dove rimarrà fino al 1907. Due anni prima, a 28 anni, è già un bravo pianista al quale viene facile improvvisare gradevoli composizioni. Nello stesso tempo è diventato un buon tanguero, tanto che decide di aprire un'Academia.

Alterna le sue esibizioni al pianoforte (soprattutto presso le famiglie famose dell'aristocrazia di Bs As) alle serate di tango. In una di queste occasioni conosce una ballerina che arriva, come lui, da Montevideo. E' Lola Candales, la ragazza che invita al Caffè Reconquista la notte della vigilia di Natale del 1905. Lola è una morocha (una bruna) bellissima. E' anche una tanguera ed una discreta cantante ma queste sue qualità sfuggono, Enrique Saborido la corteggia, le fa capire che è pazzo di lei, la guarda e le parla in continuazione, anche se non sono soli. Allo stesso tavolo ci sono altri amici, Victoria, il deputato Félix Rivas, il señor Argerich. Passano i quarti d'ora e la scena non cambia, Lola ed Enrique cinguettano mano nella mano. Gli amici decidono di passare all'attacco.

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Prima qualche battutina ironica, poi parole che mettono in dubbio le sue qualità di compositore. E alla fine Félix Rivas dice:

- Enrique, per dimostrare di non essere un bluff devi comporre un tango che Lola deve essere in grado di cantare. - Va bene - dice lui - domani sarà pronto. Guarda l'orologio, è già domani perché sono le quattro del mattino. Si sente addosso una certa ansia, accompagna Lola a casa con gli amici dietro e poi affretta il passo per andare a dormire. Ma gli amici non gli danno tregua e dopo che Enrique è entrato nel portone cominciano a fare un chiasso d'inferno, risate e battutine, proprio sotto la sua finestra. Non ci può far niente. Va nell'altra stanza, dove c'è il pianoforte e comincia a suonare. Alle sei e mezza il tango è pronto. C'è anche il titolo, La Morocha. Ma è soltanto musica, le parole? Esce di casa come un matto, si precipita da un amico che conosce bene la musica ed è anche capace di comporre versi. E' già qualcuno a Bs As, due anni prima ha composto El Choclo, un tango che è piaciuto molto.

Angel Villoldo sta ancora dormendo, sono le sette del mattino quando il campanello si mette a suonare con insistenza. Fa appena in tempo a girare la chiave della porta:

- Aiuto-aiuto, ti prego e ti scongiuro, dimmi subito di sì. Gli racconta quello che sta succedendo, Villoldo è divertito.
-
Devo bere dei caffè
-
Ma intanto ti metti a scrivere? Alle dieci e mezza il tango è pronto:
Yo soy la Morocha
E' in programma un'altra volata. Devono assolutamente trovare Lola che non sta dall'altra parte della città ma quasi. In casa Lola non c'è. Enrique è disperato, Villoldo si attorciglia nervosamente i baffi che sono già attorcigliati.

E' la mattina di Natale, dov'è andata Lola, non avrà un amante? Sono fermi sul marciapiede, Villoldo guarda il cielo, Enrique guarda un cane con una tale ferocia che quello, forse per paura di essere azzannato, se ne va di corsa.
-
Enrique! Lola è lì con la bicicletta, è andata a fare un giro perché muore di caldo.
- Ti ho portato un regalo! Enrique sa che Lola immagina di che cosa si tratti ma non importa.
-
Ho composto un tango per te, Angel ha scritto le parole, questa sera lo canti? Vanno a casa di Enrique. Lola vuole prima ascoltare la musica, poi deciderà. Le piace. Adesso le parole. Bello, bellissimo. Alla sera il ritrovo al Caffè Reconquista è per le undici. Ronchetti ha preparato un piccolo presepio sul tavolo, la stella di Natale non si accende, malauguratamente la pila è scarica.

Gli amici della sera prima sono già sul posto quando Lola entra nel locale davanti a Villoldo e a Enrique. Ronchetti ha procurato un pianoforte. Dopo le trenette al pesto il padrone del locale si schiarisce la voce ed annuncia Lola che canterà un nuovo tango. Anche se non è in forma smagliante alla fine dell'esibizione Lola riceve una montagna di applausi. Sono sinceri, Lola è costretta a cantare La Morocha otto volte, è sicuramente un successo. Anche gli amici sono in estasi:
- Enrique, noi scherzavamo, avrai capito Il deputato Félix Rivas gli allunga una busta, dentro ci sono cento pesos.
-
Ho perso la scommessa, qualcosa devi vincere. Due mesi dopo l'editore Luis Rivarola mette La Morocha sul mercato. La prima edizione, soltanto musica, stranamente dedicata ai soci del Club della Pelota, vende 280 mila esemplari a 70 centavos l'uno. E' una fortuna ma il rappresentante di Enrique Saborido che tiene i rapporti con la Casa Editrice, scappa con i soldi. La seconda edizione e le successive sono cantate da Flora Rodriguez, Linda Thelma, Pepita Avellaneda. E' un grande successo. Si dice che La Morocha sia stato il primo tango ad arrivare in Francia.

E' poco probabile visto che Villoldo era già a Parigi all'inizio del 1905, in ogni caso il successo parigino de la Morocha è stato talmente convincente da consentire ad Enrique Saborido una vita piuttosto disimpegnata. Anche Felicia, di qualche anno dopo (1910, dedicato a doña Felicia Ilarregui, moglie dell'amico Carlos Mauricio Pacheco) sarà un bel tango ma dal punto di vista commerciale un po' meno fortunato. Lola è stata una meteora nella vita del ballerino-compositore che ha poi sposato Urbana Nicasia Ruiz. Qualche tentativo di fare cassetta sulla falsariga della Morocha non è mancato. Una compositrice ha presentato La Rubia, Vicente Greco ha composto El Morochito. Persino Saborido ha cercato una seconda fortuna con "La figlia della Morocha."

L'unico che ha suscitato un certo interesse è stato l'autore di una parodia de la Morocha (Los Mammertos) che Buenos Aires ha accolto piuttosto divertita. L'autore era uno sconosciuto. Chiaramente uno pseudonimo. Dietro il quale, ancor più divertiti, si celavano i baffi attorcigliati di Angel Villoldo.

( 2003)

 
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